PARLIAMO TRA NOI

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LA GENITORIALITÀ ADOTTIVA

 

Testo di Michele Augurio

 

Mi sono e ci siamo interrogati molto sul perché del bisogno di diventare genitori, e le risposte che ci siamo dati sono molteplici, che vanno: “consolidare il nostro rapporto, di coppia”, “realizzare una famiglia”, “dare il nostro amore a un bambino”, “trasmettere i nostri valori a nostro figlio”.

 

Se le analizziamo singolarmente sono tutte risposte valide e condivisibili. Ma, come spesso accade, cerchiamo di portare all’esterno il nostro bisogno/desiderio di genitorialità. Se leggiamo le specificità delle risposte che diamo, circa la genitorialità, ci accorgiamo di come proiettiamo sull’altro: sul figlio, le nostre considerazioni e le nostre emotività. Come se fosse lui ad avere bisogno di noi; come se la genitorialità riguardasse più nostro figlio, che non noi stessi.

 

Ma è poi così vero? Può un figlio non ancora concepito avere bisogno di noi?

 

Se riflettessimo su queste domande, ci accorgeremmo di come il bisogno/desiderio di genitorialità non è rivolta all’esterno del nostro vissuto di adulti ma è interno al nostro mondo emotivo, allo sviluppo delle nostre emozioni, delle nostre motivazioni di vita.

 

La genitorialità, prima di coinvolgere il futuro figlio, è alla base del nostro bisogno primario di esserci, di amare, di confrontarci, di saper interagire con l’altro.

 

Nel momento in cui ci formiamo come coppia, diventiamo una famiglia, poiché nella coppia poniamo le basi per una condivisione futura; allarghiamo le nostre aspettative “dall’Io” al “Noi”, ci confrontiamo con una nuova affettività, non più legata alla famiglia di origine ma aperta al nuovo contesto familiare da noi formato.

 

I ricordi emotivi dei nostri vissuti primari, del nostro essere stati figli, sono alla base del nuovo progetto famiglia; ci portano ad immaginarci “nuovi genitori”, a sentirci “incompleti” senza la nascita di un figlio. Il bambino è ancora elemento “estraneo”, un divenire tutto da costruire e sperimentare.

 

Nel nostro bisogno/desiderio di genitorialità riportiamo i ricordi ed i vissuti della nostra infanzia, del nostro essere stato figlio, ma soprattutto riportiamo l’immagine che noi abbiamo avuto dei nostri genitori, ipotizzando, per il nostro futuro di genitori, cambiamenti degli atteggiamenti che non abbiamo capito dei nostri genitori e riproponendo quelli che abbiamo condiviso.

 

Noi veniamo da “un progetto famiglia” nel quale ci siamo realizzati e costruiti come figli, ed ora aneliamo ad un nuovo progetto famiglia dove ciò che abbiamo appreso da figli e successivamente integrato e costruito con la nostra esperienza di adulti, diviene altro di fronte alla nostra famiglia di origine; vi è quindi la necessità di esportare, attraverso nostro figlio, il nuovo modelli familiare da noi costruito.

 

 La genitorialità è un “IO” proiettato all’esterno, che attraverso “la coppia” si può realizzare e si realizza. Questa progettualità di “nuova famiglia” racchiude in sé il desiderio, del singolo individuo, di vedersi proiettato nel futuro attraverso il proprio figlio. La realizzazione della famiglia, quale elemento base di un progetto di coppia, ci fa pensare alla continuazione di un nostro mondo interiore, fatto di sentimenti, modelli educativi, ricordi e vissuti, che devono essere trasmessi e che solo attraverso un figlio possono continuare ad esserci.

 

La proiezione nel futuro, prima di diventare progetto famiglia, è bisogno del singolo individuo, poiché attraverso questa proiezione si sente riconosciuto.

 

All’inizio dei percorsi di accompagnamento all’adozione, alle coppie pongo sempre questa domanda: “Cosa è per voi diventare genitori”?

 

La risposta che io mi sento di dare è: 

 

“vivere oltre la morte”.

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