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COLLABORAZIONE SCUOLA-FAMIGLIA: ALLEANZA EDUCATIVA O RISCHIO DI INGERENZA?

 

Testo di Michele Augurio

 

Scuola e famiglia, due grandi sistemi, entrambi influenti sull’educazione dei bambini, hanno dovuto rivedere i loro rapporti, rispetto al passato, per andare incontro alle trasformazioni sociali di questi ultimi decenni che hanno visto cambiare queste istituzioni.

 

Le richieste di collaborazione della recente riforma scolastica, dovrebbe tendere a favorire lo sviluppo degli apprendimenti e della personalità degli alunni, attraverso un intervento sistemico-relazionale che preveda una interazione tra i due sistemi, che cercano di entrare in contatto, con tutte le difficoltà che tale relazione potenzialmente porta con sé.

 

Quando uno dei due microsistemi non trovano un accordo per iniziare un lavoro di collaborazione, i motivi possono essere tanti, tutti spesso riconducibili alle resistenze dell’uno o dell’altro microsistema ad aprirsi ad una eventuale modifica delle proprie regole strutturali.

 

La scuola e gli insegnanti hanno un ruolo essenziale nella formazione delle future generazioni: si creano pertanto inevitabili aspettative della famiglia nei confronti della scuola e viceversa degli insegnanti nei confronti di alunni e famiglie.

 

Molto spesso le due ottiche sono differenti e genitori e insegnanti non riescono a trovare forme di «ALLEANZA EDUCATIVA».

 

COSA SI ASPETTA IL GENITORE DALLA SCUOLA?

 

Lo percepisce come luogo altro da sé in cui il figlio può avviarsi ad una crescita legata alla socializzazione.

 

Si suppone:

 

COSA SI ASPETTA L’INSEGNANTE?

 

Le attese degli insegnanti verso la partecipazione dei genitori alla vita scolastica possono essere varie. Ha intanto l’aspettativa di essere accettato, soprattutto per i suoi metodi di insegnamento. Si attende di poter essere, un punto di riferimento costante per le famiglie e di poter gestire i rapporti con queste in modo sereno e con un buon livello di definizione e accettazione degli obiettivi comuni che portano entrambi ad orientare il percorso educativo dello studente.

 

Nel mondo della scuola esistono numerose fonti di stress, difficili da gestire. Alunni, genitori, programmi, ecc. esercitano tutti una propria pressione sull’insegnante, che la fronteggerà secondo il proprio stile e le proprie risorse personali.

 

Il lavoro dell’insegnante viene spesso sottovalutato da chi non lavora nella scuola. Può essere invece molto stressante, per le competenze professionali, psicologiche e organizzative che implica.

 

La famiglia deve dare ascolto e deve educare all’ascolto. Oggi purtroppo in famiglia si tende più a sentire che ad ascoltare: ascoltare «coltivare nell’orecchio», comporta tempo, silenzio, disposizione d’animo. I genitori, spesso presi da altro, sentono le domande, le richieste o addirittura le pretese dei figli e le soddisfano materialmente senza prestare ascolto alle loro esigenze, ai loro bisogni ed anche ai loro silenzi (davanti al computer o altri display).

 

La famiglia è relazionalità e educazione relazionale. Credo che all’interno di una relazione la presenza non si misuri con l’orologio o con il metro, ma con il contributo ideale, sentimentale, fisico, energetico che viene offerto.

 

  1. Che il genitore sia implicitamente consapevole del fatto che suo figlio, nell’ambito scolastico riceverà varie influenze che gli saranno indispensabili per crescere, si arricchirà nel confronto con gli altri, adulti e pari.

  2. Si suppone che il genitore riconosca suo figlio non come clone di sé stesso ma come altro da sé.

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