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CURARE CON L'EDUCAZIONE: UN PASSO AVANTI SULLA GENITORIALITÀ
Testo di Michele Augurio
Per anni, abbiamo tratteggiato una diversa genitorialità, una nascita non naturale ma adottiva, abbiamo cercato di incollare tra loro i vissuti, le storie, le emozioni, le ansie, le paure e le gioie di un “mondo ancora da esplorare”; abbiamo cercato di avvicinare storie diverse, basate, da un lato, sul vuoto procreativo e dall’altro sull’abbandono.
Abbiamo cercato di accompagnare, sollecitare e stimolare emozioni, nel tentativo di facilitare l’incontro tra un mondo di adulti e quello dei bambini, attraverso un’altra genitorialità fatta di consapevolezza, razionalità e non priva di una piena affettività.
Su queste tematiche sono stati pensati e costruiti percorsi: dal pre, al durante, all’attesa ed al post adozione, al solo scopo di seguire i coniugi nella loro scelta, aiutarli nel comprendere il senso dell’accoglienza attraverso una generatività non procreativa. Li abbiamo sollecitati nel prepararsi all’incontro “ col nuovo”, con altre “storie di vita”, con altri vissuti che non sono quelli scaturibili da una discendenza naturale.
Molte famiglie, in questi ultimi anni, si sono costituite attraverso l’adozione. Una nuova forma di genitorialità, si è inserita, in un mondo dell’affettività avvolto ancora da vecchi meccanismi, che ci fanno ancora pensare che è possibile amare un figlio solo se rappresenta il nostro DNA.
Si è aperta la strada per una discussione sul ruolo e sul valore della famiglia, sui contenuti educativi, affettivi e di protezione, non solo di quella rappresentanza naturale; ma famiglia basata sulla scelta di vita e di diversa affinità.
Ma sino ad ora, a mio avviso, le diverse composizioni familiari: dal naturale, all’adottivo, hanno avuto ancora pochi momenti di confronto, si sono intersecati nella quotidianità delle azioni, permanendo entrambe nel diverso modo con cui si sono costruite.
Ho, ancora, l’impressione che le famiglie adottive tendono a rinchiudersi nel loro alveo protettivo dato dall’adozione, favorendo lo scambio emotivo soprattutto con le altre che hanno vissuto la stessa esperienza. Quasi permanga ancora il bisogno di essere riconosciuti nella specificità della scelta adottiva; ponendo tale scelta come caratterizzazione del nuovo contesto familiare.
Ma vi è un momento nel quale la genitorialità adottiva, perde la sua specificità?
Quando il confronto sulla genitorialità non è più basato su scelte “naturali” o “adottive”?
Quando è possibile parlare di famiglia, senza distinzione di origine?
Su queste tematiche affascinanti e dai forti contenuti emotivi ed affettivi, cercherò di essere da stimolo, attraverso i miei scritti, nei prossimi mesi.
Di una cosa dobbiamo iniziare ad avere consapevolezza, non si acquisisce lo status di famiglia con l’arrivo del bambino, si diventa genitori con il suo arrivo, ma per diventare famiglia c’è bisogno di costruzione di legami, di capacità di accoglienza, di attenzione e protezione nei confronti del figlio; questo non riguarda solo chi accoglie la diversità, ma anche chi mette al mondo il figlio della “sua storia”.
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